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Beato Angelico, mostra Palazzo Strozzi and Museo di San Marco, Firenze, 2025
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Fra Angelico a Palazzo Strozzi e il Museo di San Marco
Beato Angelico a Palazzo Strozzi e Museo di San Marco
26 settembre - 25 gennaio 2026
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Un’esposizione straordinaria. Fino al 25 gennaio 2026 la Fondazione Strozzi e il Museo di San Marco presentano “Beato Angelico”. La mostra affronta la produzione, lo sviluppo e l’influenza dell’arte di Beato Angelico e i suoi rapporti con pittori come Lorenzo Monaco, Masaccio, Filippo Lippi, ma anche scultori quali Lorenzo Ghiberti, Michelozzo e Luca della Robbia. A cura di Carl Brandon Strehlke, Curatore emerito del Philadelphia Museum of Art, con Stefano Casciu, Direttore regionale Musei nazionali Toscana e Angelo Tartuferi, già Direttore del Museo di San Marco, Beato Angelico rappresenta la prima grande mostra a Firenze dedicata all’artista esattamente dopo settant’anni dalla monografica del 1955 andando a creare un dialogo unico tra istituzioni e territorio.
Celebre per un linguaggio che, partendo dall’eredità tardogotica, utilizza i principi della nascente arte rinascimentale, Beato Angelico (Guido di Piero, poi Fra Giovanni da Fiesole; Vicchio di Mugello, 1395 circa – Roma, 1455) ha creato dipinti famosi per la maestria nella prospettiva, nell’uso della luce e nel rapporto tra figure e spazio. La mostra offre una occasione unica per esplorare la straordinaria visione artistica del frate pittore in relazione a un profondo senso religioso, fondato su una meditazione del sacro in connessione con l’umano.L’esposizione riunisce tra le due sedi oltre 140 opere tra dipinti, disegni, miniature e sculture provenienti da prestigiosi musei quali il Louvre di Parigi, la Gemäldegalerie di Berlino, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery di Washington, i Musei Vaticani, la Alte Pinakothek di Monaco, il Rijksmuseum di Amsterdam, oltre a biblioteche e collezioni italiane e internazionali, chiese e istituzioni territoriali.
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Immagini suggestive del Beato Angelico in Palazzo Strozzi, 2025
[Beato Angelico, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025 ©photoElaBialkowskaOKNOstudio] [1]
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Frutto di oltre quattro anni di preparazione, il progetto ha reso possibile un’operazione di eccezionale valore scientifico e importanza culturale, grazie anche a un’articolata campagna di restauri e alla possibilità di riunificare pale d’altare smembrate e disperse da più di duecento anni.[2]
A Palazzo Strozzi il percorso si snoda attraverso otto sezioni, cronologiche ma anche tematiche, che ripercorrono la produzione dell’artista.
Al Museo di San Marco il percorso si sviluppa nella grande sala al pianterreno che porta il nome dell’artista, dove sono presentati i suoi esordi, e nella Biblioteca, con due sezioni dedicate ad Angelico miniatore e ai codici umanistici un tempo qui custoditi. Un dialogo diretto si intreccia naturalmente con gli affreschi che improntano gli spazi del convento.
Sala 1: Santa Trinita
Nel primo Quattrocento la chiesa vallombrosana di Santa Trinita divenne un centro di riferimento per il mecenatismo privato a Firenze. Famiglie come i Bartolini Salimbeni, gli Strozzi e gli Ardinghelli promossero un ampio rinnovamento architettonico e decorativo che coinvolse il complesso, rendendolo un laboratorio per la sperimentazione artistica.
Intorno al 1420 la cappella Bartolini Salimbeni fu trasformata in un ciclo unitario dedicato alla Vergine. Lorenzo Monaco vi eseguì gli unici affreschi noti della sua produzione e la pala d’altare raffigurante l’Annunciazione, capolavoro della maturità.
Poco dopo, Palla Strozzi avviò un programma decorativo che trasformò la sagrestia in cappella funeraria della famiglia con due altari. Commissionò l’Adorazione dei Magi a Gentile da Fabriano e affidò ad Angelico la pala con la Deposizione iniziata da Lorenzo Monaco.
Nel contesto del rinnovamento della chiesa si inserisce anche l’esecuzione del polittico della cappella Ardinghelli di Giovanni Toscani al tempo di un matrimonio con gli Strozzi.
Santa Trinita rappresenta un raro esempio di committenza articolata, in cui culto, memoria dinastica e linguaggi artistici si intrecciano.
Le opere esposte testimoniano la convivenza tra il gusto narrativo del gotico internazionale e le prime aperture alla nuova arte rinascimentale.
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Beato Angelico, la grande mostra a Palazzo Strozzi, Firenze [1]
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La Deposizione dalla Croce di Beato Angelico fu realizzata tra il 1430 e il 1432 per la sacrestia della basilica di Santa Trinita, detta anche Cappella Strozzi. È il pannello centrale della pala d'altare di Santa Trìnita, oggi conservata nel Museo Nazionale di San Marco a Firenze.
Anche il polittico della Cappella Ardinghelli faceva parte della ristrutturazione della chiesa. L'opera di Giovanni Toscani fu realizzata in occasione di un'alleanza matrimoniale con gli Strozzi. Santa Trinita è un raro esempio di mecenatismo complesso in cui devozione, memoria dinastica e linguaggi artistici sono strettamente intrecciati. Le opere esposte testimoniano la coesistenza dello stile narrativo del gotico internazionale e le prime aperture verso la nuova arte rinascimentale.
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Immagini suggestive del Beato Angelico in Palazzo Strozzi, 2025
[Beato Angelico, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025 ©photoElaBialkowskaOKNOstudio] [1]
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| Sala 2: Il nuovo linguaggio
Il linguaggio figurativo si rinnova profondamente nella Firenze del primo Quattrocento. Una nuova sensibilità tra devozione e rappresentazione prende forma e significato nei luoghi legati alla vita religiosa e assistenziale della città.
In questo quadro si inseriscono le commissioni del convento domenicano di Santa Maria Novella, del monastero camaldolese di Santa Maria degli Angeli, della confraternita di San Francesco presso Santa Croce e dell’ospedale di Santa Maria Nuova. Questi contesti generano opere che coniugano tradizione e innovazione, rivolgendosi a una comunità composta da frati, monaci, suore, confratelli e laici.
Angelico è una figura chiave di questa stagione. Nei suoi dipinti, insieme a quelli dei collaboratori, l’eredità della tradizione si unisce alle novità rinascimentali: l’oro e i colori brillanti si fondono con una nuova attenzione allo spazio, ispirata all’esperienza di Masaccio ma declinata in modo più misurato. Ne deriva un linguaggio limpido e costruito con cura.
Le opere esposte mostrano come questo linguaggio si sia sviluppato nei diversi ambiti cittadini, contribuendo a ridefinire le forme della pittura religiosa nel primo Rinascimento fiorentino.[3]
Beato Angelico, Pala della compagnia di San Francesco in Santa Croce (1428-1429) e Giudizio universale (1425-1428 circa)
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Beato Angelico, Pala della compagnia di San Francesco in Santa Croce (1428-1429) e Giudizio universale (1425-1428 circa), Museo di San Marco, Firenze [Beato Angelico, veduta della mostra, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025 [1]
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Sala 3: San Marco
La sala è dedicata al rinnovamento del convento di San Marco a Firenze, voluto da Cosimo de’ Medici, che ne aveva promosso l’affidamento ai domenicani osservanti di Fiesole e ne sostenne la trasformazione in uno dei principali centri spirituali e culturali della città. Il complesso divenne il fulcro dell’attività artistica di Angelico.
La pala, eseguita tra il 1438 e il 1442 commissionata da Cosimo e suo fratello Lorenzo per l’altare maggiore della chiesa, rimossa e smembrata già nel 1678-1679, è qui eccezionalmente ricomposta con 17 delle 18 parti oggi note: il pannello centrale, le scene della predella con episodi della leggenda dei santi protettori medicei Cosma e Damiano e i pilastri laterali con figure di santi. L’assetto originario è illustrato nel pannello con la ricostruzione, basato sull’analisi dei supporti lignei e su recenti indagini radiografiche.
Qui Angelico realizza la prima vera pala rinascimentale, che univa la monumentalità del nuovo formato quadrato alla chiarezza narrativa della predella. Le figure si dispongono in uno spazio concepito come una vera architettura, pensato in relazione alla funzione liturgica dell’opera.
Nella sala è inoltre esposta la Pala di Annalena, eseguita su committenza medicea, anche se ancora si discute sulla collocazione originaria.
Pala di San Marco, 1438-1442
Il polittico, commissionato da Cosimo e suo fratello Lorenzo tra il 1438 e il 1442 per l'altare maggiore della chiesa e già rimosso e smantellato nel 1678-1679, è stato qui eccezionalmente ricomposto con 17 delle 18 parti oggi conosciute: il pannello centrale, le scene della predella con episodi della vita dei santi patroni dei Medici, Cosma e Damiano, e i pilastri laterali della pala con figure di santi. La disposizione originale è illustrata sul pannello con la ricostruzione, basata sull'analisi dei supporti in legno e su recenti indagini radiografiche.[2]
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Beato Angelico, panoramica della mostra con la Pala d'altare di San Marco ( 1438-1442) e la Pala di Annalena (1445 circa), Palazzo Strozzi, Firenze, 2025 [Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio] [1]
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La pala d'altare di San Marco, che si trova ancora oggi nel Museo Nazionale di San Marco, è una delle opere più importanti dell'Angelico, in cui la tradizione tardo-gotica si unisce alle innovazioni del Rinascimento.
La pala d'altare di San Marco è rimasta praticamente intatta, ad eccezione delle estremità delle travi trasversali. Rappresenta una pietra miliare nella storia e nella tecnologia della pittura su tavola durante il passaggio dalla cultura figurativa medievale a quella rinascimentale. Il formato della “Pala quadra” è sicuramente una parte importante di questo cambiamento ed è accompagnato da un notevole progresso nelle tecniche di costruzione.[4]
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Sala 4: La Crocifissione Sagomata
Fra Tre e Quattrocento le croci e le Crocifissioni sagomate dipinte ebbero un ruolo significativo nella devozione dell’Italia centrale. Destinate a chiese, monasteri e confraternite, univano pittura e scultura in un’immagine sagomata e plastica che simulava una presenza reale sull’altare, amplificando l’impatto visivo e favorendo la partecipazione del fedele.[2]
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Beato Angelico, veduta della mostra, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025. le croci e le Crocifissioni sagomate dipinte ebbero un ruolo significativo nella devozione dell’Italia centrale [1]
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Capostipite del gruppo di opere qui esposte è la Crocifissione di Lorenzo Monaco, oggi in San Giovannino dei Cavalieri, in cui la raffinatezza cromatica e la cura formale si fondono a un’intensa umanità, ponendo un modello destinato a influenzare a lungo. La tipologia, con figure aggiunte ai lati di Cristo trovò particolare fortuna nelle confraternite di fanciulli, come San Niccolò “del Ceppo” e Sant’Antonio di Padova, che univano formazione religiosa, pratiche devozionali e attività educative.
La Crocifissione del Ceppo traduce la lezione di Angelico in un’immagine di forte valenza spirituale, divenuta punto di riferimento per opere successive. La Crocifissione di Pesellino rielabora il modello accentuandone l’intensità espressiva, segno della capacità di questo linguaggio di rinnovarsi e mantenere intatta la propria forza nel tempo.
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Sala 5: Volti Santi, la Madonna dell'Umiltà e il Ritratto di Cristo
Nelle tavole realizzate per corporazioni, ospedali, spazi conventuali e ambienti domestici, Angelico e i suoi seguaci svilupparono due filoni iconografici distinti ma complementari: la Madonna dell’Umiltà e l’immagine isolata di Cristo.
Nelle prime, la Vergine è raffigurata seduta in terra, in contrasto con i troni maestosi delle pale d’altare.
Diffusa già nel Trecento, questa iconografia traduceva in immagini accessibili il tema dell’umiltà mariana, caro all’ordine domenicano. Elementi come l’hortus conclusus, il giardino recintato simbolo della purezza della Madonna, gli angeli reggicortina, drappi preziosi e iscrizioni bibliche fondono il linguaggio teologico con motivi di splendore cortese, esaltando insieme umiltà e regalità[2].
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Immagini suggestive del Beato Angelico in Palazzo Strozzi, 2025, incentrate sulla Madonna dell’Umiltà e su diversi ritratti di Cristo, realizzati, tra gli altri, dal Beato Angelico e da Benozzo Gozzoli.
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Angelico introdusse la visione di Cristo sofferente come Re dell’Apocalisse, ispirata a icone di culto romane e a modelli fiamminghi. Il volto frontale, coronato di spine e reso con minuzia naturalistica, ha un impatto diretto, amplificato dalle iscrizioni tratte dai Vangeli e dall’Apocalisse. Repliche e adattamenti eseguiti da collaboratori come Benozzo Gozzoli e Benedetto Bonfigli diffusero queste immagini in formati ridotti, adatti alla contemplazione privata o collocati in tabernacoli domestici e celle conventuali.
L’immediatezza di queste immagini rendeva queste opere strumenti di meditazione e preghiera, capaci di suscitare una partecipazione intensa e personale[2].
Sala 6: Le grandi committenze, de grote opdrachten
Il prestigio delle famiglie si afferma nel Quattrocento anche attraverso la commissione di pale d’altare, in cui devozione e rappresentanza si intrecciano. L’Annunciazione è uno dei temi più celebri di Angelico, declinato in tavole, come quella oggi a San Giovanni Valdarno esposta in questa sala, oltre che negli affreschi di San Marco e, spesso, nelle sezioni superiori dei polittici. Nella sala sono presenti anche opere di Giovanni di Paolo, Bernardo Rossellino e Filippo Lippi, che testimoniano alcune delle molteplici interpretazioni date nel Rinascimento al soggetto dell’Annunciazione[2].
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![Beato Angelico, veduta della mostra, sala 6, Bernardo Rossellino, Pala di Mariotto d’Angelo (1434) e L'Annunciazione di Cortona (1430 ca.) di Beato Angelico, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025 [Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio]](https://lh3.googleusercontent.com/pw/AP1GczPOxrhrmG6-w6YJtMt2rd9WznFhGw6ol2D748Mk48M7O9C_83WmVNB7l7dvVVFXQEjDUorLL41ieeU5jD5cSeQi34NR0pl_NiJzZ-YQNVTuEEjBCfuM=w2400-h1600-p-k) |
Beato Angelico, veduta della mostra, sala 6, Bernardo Rossellino, Pala di Mariotto d’Angelo (1434) e L'Annunciazione di Cortona (1430 ca.) di Beato Angelico, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025 [1]
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A Cortona, il mercante Giovanni di Tommaso di ser Cecco, tra i promotori della nuova chiesa di San Domenico, ottiene nel 1432 il patronato su una cappella e affida ad Angelico un trittico con la Vergine col Bambino e i santi protettori della famiglia. Il formato, di tradizione tardogotica, è studiato per armonizzarsi con il trittico del pittore senese Sassetta sull’altare opposto. Lo stesso formato ricorre nella pala (1437- 1443), dipinta da Angelico per Elisabetta Guidalotti e destinata alla cappella di famiglia in San Domenico a Perugia, simile a quello della Pala di Fiesole (prima della trasformazione di Lorenzo di Credi del 1501, presentata a San Marco) e al Trittico francescano (esposto qui a Strozzi nella Sala 3).[2].
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Beato Angelico, veduta della mostra, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025: Ricostruzione della Pala di Perugia, 1437-1443 circa, Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia[1]
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Sala 7: Roma
Tra il 1445 e il 1455 Angelico alternò lunghi soggiorni a Roma a periodi a Firenze, vivendo tra gli anni più fruttuosi della sua carriera. Chiamato da Eugenio IV, che aveva ammirato a Firenze gli affreschi di San Marco, nel 1446 decorò la cappella del Sacramento in Vaticano, oggi perduta ma nota forse grazie a disegni su pergamena purpurea e a opere ispirate a quel ciclo, come il trittico del Giudizio universale, entrambi esposti in questa sala.
Dopo un intervallo come priore a Fiesole (1450-1452), Angelico tornò a Roma, dove per Niccolò V affrescò la cappella Niccolina (1448), dedicata ai protomartiri Stefano e Lorenzo: un manifesto dell’umanesimo cristiano, in cui architetture ispirate all’antica Roma e alla “nuova Roma” fiorentina incorniciano episodi di carità e martirio.
In quegli anni Angelico lavorò anche per il cardinale Juan de Torquemada, insigne teologo domenicano, autore di un vasto programma iconografico a Santa Maria sopra Minerva, per il quale Angelico dipinse due tavole con la Crocifissione, qui esposte, oltre a una pala di cui sono presentate nella sala due predelle con storie di Cristo.
Alla morte, il 18 febbraio 1455, Angelico fu sepolto alla Minerva, celebrato come “secondo Apelle” e “gloria dei pittori”, appellativi che ne sancirono la fama eterna [2].
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| Beato Angelico, veduta della mostra, sala 7, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025 [Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio] |
Sala 8: I Medici
Per Cosimo de’ Medici Angelico realizzò opere fondamentali per la sfera privata e pubblica della famiglia.
Alla morte del committente, il legame con l’artista fu raccolto dal figlio Piero “il Gottoso”, che intorno al 1450 gli affidò la decorazione dell’Armadio degli Argenti alla Santissima Annunziata: trentacinque tavole con scene della vita di Cristo, destinate a custodire preziosi ex voto, in cui la minuzia narrativa si unisce alla monumentalità delle prove romane, arricchita da riferimenti fiamminghi e classici cari al gusto di Piero [2].
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| Beato Angelico, veduta della mostra, sala 8, I Medici, Palazzo Strozzi, Firenze, 2025 [1] |
Alla stessa fase appartiene la Pala di Bosco ai Frati, per il convento francescano in Mugello, terra d’origine della dinastia, in cui i santi Cosma e Damiano alludono ai patroni medicei; la presenza di san Bernardino nella predella la colloca dopo il 1450, anno della sua canonizzazione. Le opere qui riunite documentano il ruolo della committenza medicea negli ultimi anni di attività di Angelico. Completano il percorso i ritratti marmorei di Piero e del padre, emblema della celebrazione dinastica promossa dalla famiglia.[2].
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Beato Angelico, Compianto su Cristo morto, 1436-1441, tempera e oro su tavola; cm 107 × 164, Firenze, Museo di San Marco [5]
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Angelico miniatore
Parallelamente alla pittura, Angelico si dedicò alla miniatura con esiti di straordinaria importanza. La sua arte si fonda su illustri precedenti: la tradizione camaldolese fiorentina di Santa Maria degli Angeli, portata a vertici di fastosità da Lorenzo Monaco, e da altre botteghe cittadine, come quella di Mariotto di Nardo, dai quali Angelico trasse motivi ornamentali, impianto della pagina e sobrietà compositiva, reinterpretandoli in chiave personale.
Il più antico codice miniato noto di Angelico è il Graduale 558 di San Domenico a Fiesole, eseguito nei primi anni Venti del Quattrocento, che segnò una svolta nella miniatura fiorentina, introducendo una nuova naturalezza narrativa, intensità espressiva e spazialità luminosa. Vi si intrecciano la delicatezza di Masolino e l’eleganza di Ghiberti.[2]
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Beato Angelico e collaboratori, Graduale per il proprio e il comune dei santi, 1421/1422-1425 circa, Membranaceo; mm 475 × 353, Firenze, Museo di San Marco [5]
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Altre opere straordinarie comprendono il Messale 533, i Salteri di San Marco e l’Antifonario 43.
Innovatore, Angelico sperimentò costantemente forma, colore e luce, ideando e supervisionando personalmente i programmi illustrativi, pur avvalendosi di collaboratori secondo l’uso dell’epoca. Questa attività, in costante scambio con la pittura, contribuì a formare allievi e miniatori come Benozzo Gozzoli, Domenico di Michelino e Zanobi Strozzi, segnando a lungo la miniatura fiorentina.[2]
La Biblioteca
Tra il 1441 e il 1444, al termine dei lavori per il nuovo convento di San Marco e grazie ancora alla munificenza di Cosimo de’ Medici, Michelozzo di Bartolomeo (Firenze 1396-1472) realizzò quella che può essere considerata la prima biblioteca pubblica moderna.
Nel 1808, con l’occupazione francese, il patrimonio librario iniziò a disperdersi; nel 1867, con le soppressioni del Regno d’Italia, i volumi rimasti furono divisi tra la Biblioteca Medicea Laurenziana e la Biblioteca Nazionale.
In occasione della mostra Beato Angelico, la biblioteca ospita due sezioni: una dedicata ad Angelico miniatore, l’altra ad Angelico e la biblioteca di San Marco, con numerosi codici nuovamente esposti nella loro sede originaria.
Cuore della biblioteca di San Marco era la raccolta di Niccolò Niccoli, umanista fiorentino che lasciò i suoi manoscritti a Cosimo de’ Medici e a un gruppo di amici perché fossero accessibili a studiosi scelti.
Comprendeva testi sacri e profani in latino e greco, ma anche opere in ebraico e arabo, spaziando dagli autori classici a trattati teologici e patristici. Molti volumi ebbero un ruolo centrale nei dibattiti culturali e religiosi del tempo, come i testi greci usati al Concilio di Ferrara-Firenze per sostenere l’unione delle Chiese o la Legenda aurea che ispirò episodi dipinti da Angelico. Altri, come la Naturalis historia di Plinio, univano sapere enciclopedico e splendida miniatura.
Questi codici, oggi nuovamente esposti a San Marco, testimoniano l’ampiezza degli interessi di Niccoli e l’impatto della sua biblioteca sulla cultura umanistica e sull’immaginario artistico di Angelico.
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Album Beato Angelico a Palazzo Strozzi e Museo di San Marco | Firenze, Palazzo Strozzi
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Beato Angelico e bottega, Pala di Annalena, 1445 circa, Museo di San Marco, Firenze
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Beato Angelico, Pala di Perugia, 1437-1443 circa, Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia
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Beato Angelico, Trittico di Cortona, 1437 circa, Museo Diocesano, Cortona
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![Beato Angelico e miniatori fiorentini, Messale, 1438-1440 circa, Milano, Biblioteca Nazionale Braidense, Gerli [Beato Angelico, mostra Palazzo Strozzi and Museo di San Marco, Firenze, 2025]](https://lh3.googleusercontent.com/pw/AP1GczNFc4EeFMxj3F__irSGtcBQgWU_erE31jMq5-OSQXkTY6Gk7OY01QVdOjnIIVH5_yBbJd4JSyJgrWGnS5OlJWe7GEWfK_PNx9OEVndSN-DdpFHXTXBg=w1200-h1834-p-k) |
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Beato Angelico, Crocifissione tra la Vergine e san Giovanni Evangelista dolenti; nella cornice Evangelisti e san Domenico, 1435 circa, Reggello, abbazia di Vallombrosa
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Beato Angelico, Tabernacoli-reliquiari di Santa Maria Novella, Isabella Stewart Gardner Museum, Boston
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Beato Angelico, Cristo come Re dei re, 1447-1450 circa, Livorno, cattedrale di San Francesco
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Beato Angelico, Pala di San Marco, 1438-1442, tempera e oro su tavola, 228 × 235 cm, Museo di San Marco, Firenze
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Beato Angelico e Lorenzo Monaco, Deposizione dalla Croce, 1432-1434, tempera su tavola, 176×185 cm, Museo Nazionale di San Marco, Firenze
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Lorenzo Monaco, Pala Bartolini Salimbeni 1420 circa, Firenze, chiesa di Santa Trinita, cappella Bartolini Salimbeni
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Beato Angelico, Pala di Perugia (polittico Guidalotti), 1447-48, dalla chiesa di San Domenico a Perugia,
pannello centrale, con la Madonna in trono col Bambino e Angeli (interamente dell'Angelico)
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Palazzo Strozzi, Firenze
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Palazzo Strozzi, Firenze
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Museo di San Marco, veduta posteriore
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Beato Angelico, la grande mostra a Palazzo Strozzi, Firenze
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Palazzo Strozzi Contemporary
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![Olafur Eliasson, Solar compression, 2016. Fondazione Palazzo Strozzi, Florence – 2022
[Photo: Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Florence]](https://lh3.googleusercontent.com/pw/AP1GczM-YUTyoOj-8v6Ymvgp48K56esxlziY9qY2lLLJwYSd5J6GJdbc2Gch38PIaP_269UzVt1qBMghoalE5PP4ow8dAzi_4A24uMLAUqUiGp7-WQ5Kj08l=w700-h467-p-k) |
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Marina Abramovic, The Cleaner, Palazzo Strozzi, 2018
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Olafur Eliasson, Solar compression, 2016. Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze – 2022
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Helen Frankenthaler, Dipingere senza regole. Palazzo Strozzi, Firenze
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Tentoonstellingen Palazzo Strozzi, een selectie
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Tracey Emin. Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Firenze, 16 March 2025 - 20 July 2025
Helen Frankenthaler, Dipingere senza regole. Palazzo Strozzi, Firenze, 27 September 2024 - 26 January 2025
Anselm Kiefer, Angeli caduti, Fondazione Palazzo Strozzi, Florence, 22 March 2024 - 21 July 2024
Anish Kapoor. Untrue Unreal, Palazzo Strozzi, Firenze, 07 October 2023 - 04 February 2024
Olafur Eliasson, Nel Tuo Tempo, Fondazione Palazzo Strozzi, 22 September 2022 - 22 January 2023
Donatello, the Renaissance, Fondazione Palazzo Strozzi, 19 March 2022 - 31 July 2022
American Art 1961-2001, The Walker Art Center Collections, from Andy Warhol to Kara Walker, Fondazione Palazzo Strozzi, 28 May 2021 - 29 August 2021
La mostra riunisce un'eccezionale selezione di oltre 80 opere di 53 artisti tra cui Andy Warhol, Mark Rothko, Louise Nevelson, Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Bruce Nauman, Barbara Kruger, Robert Mapplethorpe, Cindy Sherman, Matthew Barney, Kara Walker e molti altri.
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Verrocchio, master of Leonardo, Fondazione Palazzo Strozzi, Florence, 09 March 2019 - 14 July 2019
Marina Abramovic, The Cleaner, Palazzo Strozzi, Firenze, 1 September 2018 - 20 January 2019
The Cinquecento in Florence. From Michelangelo and Pontormo to Giambologna, Fondazione Palazzo Strozzi, Florence, 21 September 2017 - 21 January 2018
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![Tracey Emin. Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Florence, exhibition catalogue]](https://lh3.googleusercontent.com/pw/AP1GczNpQ7N55fWdzNQ6Z41VLEFIevUaBovRlfkfeZVNLlGpnFowslv2941hN87DwCQpemDdhE7QQhaj4uG3gG1JTvI8DOD6PktGQ3qZ6KodHR6BExRQlwI-=w1000-h1204-p-k) |
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Exhibitions in Tuscany, Daniel Buren. “Fare, disfare, rifare” [Pistoia]
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Tracey Emin. Sex and Solitude, Palazzo Strozzi, Firenze
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A sei mani, 2018 - di DanieL Buren & Anish Kapoor - lavoro in situ [Daniel Buren - Anish Kapoor, Daniel Buren & Anish Kapoor, Galleria Continua, 26 mei - 14 oktober 2018]
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Beato Angelico in Palazzo Strozzi en Museo di San Marco (26 settembre - 25 gennaio 2026) | Clicca qui per vedere le immagini della mostra »
Beato Angelico, Palazzo Strozzi | L'elenco delle opere esposte è disponibile qui.
Comunicato stampa | www.palazzostrozzi.org
Traveling in Tuscany | Fra Angelico | Deposition from the Cross (Pala di Santa Trinità), 1432-1434
Beato Angelo | The major exhibition on Beato Angelico in Florence: here are five works not to be missed

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Case vacanza in Toscana | Podere Santa Pia
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Podere Santa Pia, mystic holiday home in the heart of the Tuscan Maremma
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A beautiful early evening by the pool, in the resplendent Tuscan sun, time takes on a languid quality
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[1] Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi and Museo di San Marco, Firenze, 2025.
[Beato Angelico, exhibition views, Palazzo Strozzi e Museo di San Marco, Firenze, 2025].
[2] Fonte: tratto da comunicato stampa 24 settembre 2025
La mostra, nata dalla collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Regionale Musei Nazionali della Toscana e il Museo di San Marco, promuovendo uno stretto dialogo tra istituzioni culturali e comunità locale, è uno degli eventi culturali più importanti del 2025 e celebra un padre del Rinascimento, collegando le due sedi di Palazzo Strozzi e del Museo di San Marco.
Il progetto, la cui preparazione ha richiesto oltre quattro anni, ha un eccezionale valore scientifico e una notevole importanza culturale, grazie anche a un'ampia campagna di restauro e alla riunificazione di pale d'altare smontate e disperse oltre duecento anni fa. [Comunicato stampa].
[3] Comunicato stampa | www.palazzostrozzi.org
[4] Luciano Ricciardi, Il supporto ligneo della Pala di San Marco di Beato Angelico, in La Pala di San Marco del Beato Angelico: restauro e ricerche, 2021 | www.academia.edu
[5] Quest'opera è nel pubblico dominio | Dit werk behoort tot het publeke domein.
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