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L'abbazia di Sant'Antimo sorge al centro di una valle incantaminata, sotto il paese di Castelnuovo dell'Abate. Il complesso monastico è una testimonianza significativa dell'epoca architettonica romanica.
L'interno della chiesa abbaziale di Sant’Antimo è dotata di un ricco e complesso apparato scultoreo. Prescindendo dal celebre capitello del Maestro di Cabestany, che costituisce un caso a sé, la decorazione architettonica della nuova chiesa, sorta nella prima metà secolo XII, presenta una gran varietà di forme geometriche e vegetali, in molteplici combinazioni, ma anche un certo numero di immagini figurate.[4]
Nello schema riportato qui sotto si può notare che queste immagini sono concentrate soprattutto nei portali, si può osservare come queste raffigurazioni siano concentrate nei portali, nel deambulatorio del coro, nei quattro pilastri compositi che concludono la navata nei pressi dell’altare e nella seconda coppia di pilastri partendo dalla contro-facciata.
Si può dunque subito constatare che le immagini figurate segnano le aree più significative della chiesa: i portali e il presbiterio; fanno eccezione i capitelli dei due pilastri verso la controfacciata, che sono peraltro gli unici a presentare delle scene: a destra si trova infatti il Daniele nella fossa dei leoni del Maestro di Cabestany e a sinistra una scena dal significato non evidente che mostra un cane, tenuto alla corda da un uomo, che fronteggia due bestie analoghe poste una dietro l’altra (tavv. 158-161). Gli altri episodi figurati mostrano per lo più immagini di animali, reali o fantastici, simmetricamente disposti. [4]
Partendo dalla facciata, nel primo caso che troviamo, il capitello sul pilastro a sinistra del portale, compaiono due pantere con una sola testa.[4]
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Castelnuovo dell’Abate, abbazia di Sant’Antimo, pianta della chiesa con i punti in cui compaiono soggetti figurati [3]
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Si tratta, dal punto di vista compositivo, di uno degli schemi emblematici della scultura architettonica romanica, il ‘bicorporato’, composto da una figura di animale con due corpi simmetrici uniti da un’unica testa. Di origine quanto mai remota, questo sistema di raffigurazione animalistica è stato diffusamente impiegato nella plastica architettonica romanica che si è avvalsa della sua snodabilità per molteplici combinazioni. Anche per quanto riguarda la scelta del soggetto il capitello in questione si situa in uno dei settori portanti del repertorio iconografico dell’arte romanica, quello del bestiario. In questo ambito la scelta della pantera può non risultare banale, nel senso che non si tratta di uno degli animali più frequentemente utilizzati a scopo ornamentale, come per esempio il leone o l’aquila, e la sua moralizzazione risulta particolarmente adatta ad una collocazione in facciata.
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Capitello dell'Abbazia di Sant' Antimo a Castelnuovo dell'Abate, Montalcino il ‘bicorporato’, composto da una figura di animale con due corpi simmetrici uniti da un’unica testa [1]
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Secondo il Fisiologo, infatti, la pantera, grazie alla sua voce che emana «ogni profumo d’aromi», ha il potere di attirare le fiere vicine e lontane che seguendo quel profumo le giungono vicino. Poiché questo ruggito profumato che fa accorrere gli altri animali, la pantera lo emette dopo aver dormito tre giorni nella sua tana, essa è ovviamente una figura di Cristo, come lo sono molti degli animali trattati dal Fisiologo, ma le sue peculiarità, vale a dire la capacità di attirare con il profumo e il fatto di essere graziosa, docile, mite e amica di tutti gli animali, tranne che del drago, mi sembrano molto appropriate per evocare anche, in seconda istanza, la comunità monastica, dato che la dolcezza, la docilità sono le qualità principali a cui deve mirare il monaco, ma soprattutto perché attorno a una chiesa abbaziale aleggia il profumo della preghiera. Una scelta indovinata appare dunque senza dubbio quella della pantera per la facciata della chiesa. Se vada ritenuta intenzionale o solo frutto di una felice casualità è più difficile da valutare: un approfondimento in questo senso lo si potrà tentare solo dopo aver passato in rassegna tutti gli interventi figurati presenti nella decorazione architettonica dell’abbaziale.
Il capitello con "Daniele nella fossa dei leoni", opera scultorea del Maestro di Cabestany
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Abbazia di Sant'Antimo, capitello con Daniele nella fossa dei leoni del Maestro di Cabestany (1)
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La navata centrale è separata dalle due laterali da due serie di quattro archi sorretti da colonne monolite per lato, intervallati da un pilastro cruciforme fra le due serie di quattro archi a tutto sesto. La più bella ed importante è il capitello con Daniele nella fossa dei Leoni, la seconda colonna a sud partendo dal portone d'ingresso, e opera del Maestro di Cabestany: in esso il maestro è riuscito ad assemblare e scolpire in uno spazio minimo tutte le scene salienti della vicenda biblica, che viene narrata nel capitolo 6 del Libro del profeta Daniele.
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Abbazia di Sant'Antimo, capitello [3]
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Il cosiddetto Maestro di Cabestany è stato uno scultore anonimo francese della seconda metà del XII secolo. Tra le personalità più singolari ed incisive del periodo romanico, deve il suo nome a un timpano scolpito nella chiesa di Cabestany, in Francia, dove sono rappresentate tre scene della Vita della Vergine. In Toscana sono state trovate almeno due opere di rilievo dell'artista: un fusto nel Museo di San Casciano e un capitello nell'abbazia di Sant'Antimo con San Daniele nella fossa dei leoni, in uno stile più maturo con più audaci schematizzazioni ed un maggiormente marcato espressionismo. |
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Abbazia di Sant'Antimo, capitello con Daniele nella fossa dei leoni del Maestro di Cabestany (1)
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Selvaggio e brutale, estremamente originale nella scelta e nell'interpretazione dei soggetti prevalentemente drammatici e nel chiaroscuro violento del modellato, questo maestro anonimo tecnicamente raffinato è molto lontano dalla grevità degli scultori romanici di area padana (Wiligelmo, Nicolò e del contemporaneo Antelami). Le sue figure allungate ed in torsione preludono al Gotico.
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Bassirilievo sulla parete esterna del campanile. Il capitello della Madonna col Bambino e gli Evangelisti collocato sul campanile ed antecedente alla chiesa attuale [6]
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Abbazia di Sant'Antimo, capitello con San Daniele nella fossa dei leoni,i del Maestro di Cabestany [2]
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L'Abbazia di Sant'Antimo, Archi del matroneo
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Il crocifisso e gli affreschi visti dal matroneo
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Abbazia di Sant'Antimo, capitello con San Daniele nella fossa dei leoni,i del Maestro di Cabestany
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La navata destra
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Abbazia di Sant'Antimo. Il presbiterio visto dal matroneo
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Percorsi trekking in Toscana
Anello Abbey of Sant'Antimo | 7,5 km
Anello Montalcino - Abbey of Sant'Antimo | 24 km
Walking from Montalcino to Sant'Antimo | 11 km
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La Casa Vacanze Podere Santa Pia si trova nell'alta maremma Toscana nel comune di Cinigiano in provincia di Grosseto, ad un passo dall'antico villaggio Castiglioncello Bandini. Il suo bellissimo panorama e la posizione strategica, immersa nella natura più incontaminata del Monte Amiata e la Valle d'Ombrone, rendono Podere Santa Pia una seconda casa per molti dei nostri ospiti che spesso tornano in questi luoghi magici.
Guida per la Toscana | Case Vacanza Toscana | Podere Santa Pia
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Colline sotto Podere Santa Pia
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Holiday home in Castiglioncelli Bandini
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Podere Santa Pia, mystic holiday home in the heart of the Tuscan Maremma
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A beautiful early evening by the pool, in the resplendent Tuscan sun, time takes on a languid quality
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Vista da Podere Santa Pia, fino al mare e Montecristo
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Pools in a natural area, a dive into the heart of Tuscana
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«E poi, all'improvviso, si apre uno scenario. Le colline si allontanano, lentamente e con cautela. Rimani immobile, come se andarsene sarebbe un tradimento.»
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La Maremma Toscana,la Toscana più verde e lussureggiante [5]
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Early morning light at the private swimming pool at Podere Santa Pia
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A beautiful spring morning by the pool, a natural jewel nestled amidst the verdant Tuscan hill
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The night pool at Podere Santa Pia exudes a hypnotic sense of purity
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[1] Photo by Fabio Poggi, CC BY 3.0, Link
[2] Photo by Sailko, licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported license.
[3] Walter Angelelli, Francesco Gandolfo, Francesca Pomarici, L’abbazia di Sant’Antimo e la scultura del XII secolo nella Toscana meridionale, 2009, Paparo Edizioni, pp.176-178.
[4] Walter Angelelli, Francesco Gandolfo, Francesca Pomarici, L’abbazia di Sant’Antimo e la scultura del XII secolo nella Toscana meridionale, 2009, Paparo Edizioni, pp.176-178.
[5] Photo by Antonio Cinotti, published under a Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0) license.
[6] Photo by Dongio, released this work into the public domain.
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° Questo articolo è parzialmente basato sull'articolo Abbazia di Sant'Antimo dell' enciclopedia Wikipedia ed è rilasciato sotto i termini della GNU Free Documentation License.
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